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Sintonizzati sulla stessa musica

Nella Giornata mondiale della Radio non potevamo che concentraci su un tema che l’occasione rende pertinente, ovvero i dispositivi di protezione individuale dell’udito per ricordarci che essi ci consentono di “sentire la giusta musica” in termini di Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro, contribuendo come tutti gli altri DPI al benessere organizzativo,  sia esso individuale o collettivo.

Sappiamo che il rumore, infatti, rappresenta uno dei principali fattori di rischio per la salute dei lavoratori, sia per la diffusione del rischio che per la gravità dei danni correlati, e non da ultimo, perchè l’eventuale “danno” al lavoratore spesso non si manifesta immediatamente ma nel tempo, in modo progressivo e irreversibile.

Ma andiamo con ordine.

 

La complessa relazione tra musica e benessere organizzativo

 

La relazione tra l'ascolto della musica sul luogo di lavoro e il benessere organizzativo è complessa e dipende da vari fattori. 

La ricerca sugli effetti della musica sul luogo di lavoro ha prodotto due scuole di pensiero in merito a questo argomento, con alcuni studi che mostrano una riduzione degli errori e un aumento della produttività mentre altri, in netta minoranza, che non riscontrano alcun effetto o danni alla performance. 

Uno studio della Mindlab International, una società inglese specializzata in neuromarketing, ha dimostrato come ascoltare musica sul lavoro abbia effetti positivi nello svolgimento delle proprie attività lavorative, migliori l’efficienza, ma anche lo stato mentale ed emotivo dei lavoratori.

La ricerca dimostra che ascoltare la musica sui luoghi di lavoro procuri benefici nell’incremento della produttività e del grado di attenzione, diminuisca la possibilità di incidenti e, cosa ancor più importante, abbia un'influenza positiva nella buona riuscita del lavoro di squadra.

 

Negli ultimi tempi, la maggioranza degli esperti suggerisce che ascoltare musica sul lavoro possa essere positivo, a patto che ci siano i giusti presupposti e si rispettino determinati parametri.

L’ascolto della musica sul luogo di lavoro può offrire notevoli vantaggi, ma è essenziale trovare un equilibrio e fare scelte consapevoli per massimizzare i benefici senza compromettere le prestazioni lavorative, proprie e altrui.

 

La normativa che regola la scelta e l’uso dei DPI

 

In moltissime occasioni durante le attività lavorative, il lavoratore è esposto a rischi che non possono essere eliminati totalmente, come ad esempio carichi che possono spostarsi in modo brusco, cadute dall’alto, possibilità di inciampo, polveri sospese, rumore nocivo. 

Per far fronte a tutti i rischi che possono minacciare la salute e la sicurezza  del lavoratore sono stati messi a punto i Dispositivi di Protezione Individuale (DPI).

Naturalmente non esistono sistemi per prevenire tutte le situazioni di pericolo, ma esiste una cultura della salute e sicurezza che, se diffusa quotidianamente, unita al buon senso, si può applicare a tutti i dispositivi di protezione!

Il D.lgs 81/2008, norma di riferimento per la salute e la sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro, all’art.74 definisce i DPI come “qualsiasi attrezzatura destinata a essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo”.

Nel caso specifico trattato in questo articolo, ricordando che nei luoghi di lavoro, l’identificazione delle aree di rumore, la valutazione dell’esposizione e la riduzione del rumore, devono richiedere attenzione prioritaria, i DPI dell’udito, o protettori auricolari, devono essere utilizzati come ultima risorsa dopo che nel luogo di lavoro sia esaurita “ogni altra iniziativa di tipo tecnico, organizzativo e procedurale per la riduzione dell’esposizione del lavoratore al rumore” (norma UNI EN ISO 9432:2011 “Acustica - Determinazione del livello di esposizione personale al rumore nell'ambiente di lavoro”).

 

I DPI dell’udito: a cosa servono e quali sono

 

I dispositivi di protezione dell’udito (DPI-u) fanno parte dei DPI di Categoria III, ovvero quelli pensati alla protezione di rischi che potrebbero causare conseguenze di grave entità, come la morte o danni irreversibili. 

Essi servono a proteggere il lavoratore dal rumore e dalle ripercussioni che questo può avere sia sull’apparato uditivo che sull’intero organismo. 

Il rumore nocivo per la salute è costituito dalla presenza nell'ambiente lavorativo in modo continuo di un livello sonoro superiore a 85 dB: in tali condizioni è obbligatorio indossare sempre una protezione per l’udito.

Anche pochi minuti di trascuratezza nell'utilizzo dei necessari mezzi di protezione possono comportare una notevole diminuzione dell’udito!

In particolare i DPI-u si possono dividere in 2 gruppi: quelli che intervengono nell’attenuazione per via aerea (cuffie e inserti o tappi) e quelli che intervengono attenuando anche la trasmissione del suono per via ossea, avvolgendo in tutto o in parte il capo del soggetto esposto, ad esempio caschi o elmetti acustici.

 

Tali DPI forniti sono strettamente personali e non devono essere ceduti né scambiati; in particolare, in caso di inserti riutilizzabili è opportuno verificare con cura l’adeguatezza per la propria taglia, dedicarvi un’accurata pulizia e manutenzione. 

Va considerato che il mezzo di protezione deve essere perfettamente idoneo all'uso cui è destinato: difatti un'attenuazione troppo elevata del rumore e un’iperprotezione del dispositivo può addirittura rappresentare uno svantaggio, poiché l'utilizzatore potrebbe sentirsi troppo isolato, non percependo il parlato, o potrebbe non udire determinati segnali d’allarme e quindi essere incapace di agire in caso di pericolo.

Il problema che spesso si incontra, infatti,  è che i DPI-u, pur fornendo una buona protezione acustica, possono isolare l’utilizzatore dal contesto ambientale aumentando i rischi sul lavoro di natura infortunistica legati alla percezione di segnali acustici ed impedendo al medesimo una comunicazione efficace e confortevole con i colleghi di lavoro.

Inoltre, i DPI tradizionali sono a volte mal sopportati in quanto la sensazione di occlusione fisica e di surriscaldamento dei padiglioni auricolari e/o del condotto uditivo esterno o l'uso congiunto di altri DPI non uditivi (per esempio elmetti, occhiali) crea ulteriori disagi per l’utilizzatore.

 

La nuova frontiera dei DPI: otoprotettori attivi e smart DPI

 

Anche le tecnologie legate al mondo dell’industria 4.0 possono essere applicate con successo all'ambito della salute e sicurezza sul lavoro, al fine, da un lato, di ridurre il numero di incidenti professionali e dall’altro agendo come facilitatore per accrescere la consapevolezza dei lavoratori e guidarli nell’utilizzo corretto dei dispositivi di protezione individuale, monitorandoli.

Riportiamo qui brevi cenni a due interessanti evoluzioni che hanno interessato il mondo dei DPI-u, ovvero: uno studio su un prototipo di otoprotettori attivi condotto dal Politecnico di Torino e la recente norma UNI/TR 11858 del 2022 che disciplina l’ingresso di tecnologie IoT applicate ai DPI.

 

Prototipo di otoprotettori attivi: lo studio

 

Nello studio "La prevenzione individuale del Trauma Acustico Cronico: la nuova frontiera degli otoprotettori attivi” del 2012 - a cura di Carlo Giordano, Marco Cociglio, Juri Nadalin, Fabrizio Bronuzzi, Luca Raimondo, Giuseppe Riva,Enrico Pira, Maurizio Coggiola e Tom Victorian – viene presentato un prototipo di DPI che permette al lavoratore di essere oto-protetto e, nello stesso tempo, di migliorare sia l’aspetto comunicativo sia la percezione dei segnali di allarme acustici, attraverso un sistema di filtraggio attivo-adattivo del rumore.

Un team di ricerca multidisciplinare del Politecnico di Torino “ha ideato e creato un protocollo di ricerca sperimentale su un prototipo di otoprotettore attivo con la finalità di prevenire il danno uditivo da rumore e di migliorare il comfort comunicativo del lavoratore in ambienti di lavoro rumorosi”.

Questo nuovo protettore deve: “essere standardizzato, avere facilità d’uso, essere comodo da indossare e resistente nel tempo, avere un costo accettabile ed essere in grado di interfacciarsi con altri dispositivi wireless”. E, in un prossimo futuro, “l’otoprotettore attivo dovrà essere implementato con un sistema di attivazione automatico al passaggio da un ambiente silenzioso ad uno rumoroso e viceversa”.

L’otoprotettore attivo progettato ha “un funzionamento dinamico correlato all’intensità sonora al quale è esposto ed è in grado di fornire una leggera amplificazione quando il rumore ambientale non supera i 65/70 dB, riducendo poi, in modo progressivo, l’intensità sonora quando i livelli di rumore salgono e superano gli 80-85 dB”.

Nel documento dello studio si conclude indicando che dall’analisi dei risultati “emerge come l’efficacia del presidio oggetto dello studio sia sovrapponibile in condizione passiva all’archetto auricolare o ai tradizionali otoprotettori passivi”, garantendo quindi una protezione del lavoratore adeguata alle vigenti norme.

In modalità attiva l’otoprotettore permette a chi indossa “di avere:

  • una migliore comunicazione verbale rispetto ai comuni DPI in ambienti con livelli di rumore contenuto o assente (livelli d’intensità sonora inferiori a 70 dB (A)); 
  • un ascolto più efficace dei segnali acustici di allarme e consente, all’utilizzatore, di non dover rimuovere il presidio quando le condizioni ambientali sono modificate (spostamenti - pause - comunicazioni interne etc.) favorendo una maggior compliance; 
  • la possibilità di abbinare una tradizionale cuffia antirumore, quando sussistano condizioni ambientali molto gravi di rumore".

 

DPI smart: norma UNI/TR 11858

 

Le tecnologie dell’informazione e di internet ( IoT= Internet of things) hanno conquistato anche il mondo HSE, in particolare i DPI che si stanno innovando, adeguandosi e integrandosi con il digitale.

Gli smart DPI, ovvero i dispositivi di protezione individuale potenziati da tecnologie di comunicazione come Bluetooth o NFC, rappresentano un’evoluzione dei DPI che oltre ad offrire protezione nei confronti del rischio residuo, divengono veri e propri strumenti intelligenti per la prevenzione degli infortuni, la cui sfida attuale è coniugare due dimensioni, quella tecnica e quella umana.

In questo scenario evolutivo nuovo, si innesta la sintesi orientativa offerta dalla recente norma UNI/TR 11858 intitolata “Tecnologie IoT nell’impiego dei DPI – Indicazioni relative all’integrazione di sistemi elettronici nella gestione e nell’utilizzo dei dispositivi di protezione individuali“, primo atto normativo in Italia a trattare di tecnologie interattive (IoT) applicate ai dispositivi di protezione individuale, entrato ufficialmente in vigore ad aprile 2022.

Il rapporto tecnico, sviluppato grazie all’apporto dei tecnici INAIL, descrive le caratteristiche delle tecnologie IoT applicate ai DPI, la loro gestione e l’interazione che esse hanno con il portatore e l’ambiente di lavoro. 

Ad esempio, gli smart DPI possono includere sensori per monitorare l'abbigliamento di sicurezza, l'esposizione a sostanze nocive, oppure per rilevare cadute o movimenti bruschi.

Questa tecnologia, connessa a smartphone e smartwatch, può comunicare i dati raccolti sul luogo di lavoro, rilevando o addirittura anticipando i rischi per l’ambiente, la salute e la sicurezza e incentivando l’adozione di nuove misure di prevenzione o il miglioramento di quelle già esistenti. 

In conclusione, le prospettive per l’applicazione concreta di queste tecnologie ai DPI non sono ancora così vicine, ma vi sono numerosi progetti in fase di test che fanno ben sperare verso un futuro sempre più sicuro e smart.

 

Come abbiamo visto, l’attenzione sempre maggiore ai temi della salute e sicurezza sul lavoro, impongono alle soluzioni sui DPI, tradizionali o smart, una continua evoluzione.

Apprendere il processo per una corretta e completa misurazione, valutazione e gestione del rischio è la base fondamentale da cui partire. 

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Vincenzo Moschetto

Scritto da   Vincenzo Moschetto

Muove i primi passi professionalmente nel 1987 occupandosi di consulenza aziendale a tutto tondo. Consegue l’abilitazione alla professione di “Ragioniere Commercialista” nel 1992 presso l’Albo della provincia di Rovigo, dove risulta tuttora iscritto. A metà degli anni ’90 entra direttamente in azienda, dapprima come manager nell’area Finanza&Controllo, poi come Amministratore Delegato con compiti di Direzione Generale, ruolo che ha esercitato per oltre un decennio in contesti multinazionali e che dal 2011 ricopre in Polistudio. Qui ha contribuito a sviluppare modelli di gestione e consulenza utili ad unire la Salute, la Sicurezza e l’Ambiente nelle aziende alle loro aree Legale, Finanziaria e Risorse Umane. Attraverso un approccio di management sostenibile e generativo che applica nei confronti di risorse sociali, economiche ed ambientali, è impegnato quotidianamente nell'agire la sostenibilità in un'ottica di miglioramento continuo, sia per Polistudio che per le aziende clienti.

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