Fidarsi è bene, affidarsi è meglio

Gestione delle emergenze in azienda: doveri ed errori da evitare

Scritto da Carlo Dallemulle | 07 October 2021

Nel Decreto Legislativo 81/2008, all’articolo 18, è indicato l’obbligo secondo il quale il datore di lavoro deve individuare gli addetti alla gestione delle emergenze e del primo soccorso.

La norma non contiene riferimenti alla tipologia di azienda o alla sua grandezza; non c’è scritto quanti dipendenti debba avere per ricadere nell’obbligo. Questo perché, a rigor di logica, il pericolo e l’emergenza connessa si possono palesare in qualsiasi occasione, indipendentemente da queste variabili.  

Al di là della normazione generale, bisogna poi individuare le caratteristiche di quel dato ambiente di lavoro, per poter poi strutturare un sistema di gestione e prevenzione che sia adeguato (al numero di persone, alla gestione dei turni di lavoro, ai pericoli di quel settore produttivo, eccetera), ma non c’è alcun richiamo a tipologie di aziende che possano essere esonerate dall’individuazione e formazione di lavoratori addetti alla gestione delle emergenze e al primo soccorso. 

La Legge, in definitiva, stabilisce che queste competenze di base debbano esserci, ma è poi l’imprenditore che - in base alla valutazione del rischio - deve fare in modo che il sistema di gestione delle emergenze sia efficiente.   

 

I controlli sulla gestione delle emergenze 

Di fronte alle prescrizioni, ci si chiede sempre se esistano controlli da parte delle autorità che verificano che l’imprenditore abbia davvero formato gli addetti alle emergenze. 

In questo ambito, le autorità intervengono in genere in due casi:   

1.Ex post, a seguito di eventi infortunistici. Anche se questi non sono necessariamente legati alla gestione dell'emergenza, può accadere, a latere, che l’ASL, ad esempio, voglia sapere chi sono gli addetti al primo soccorso.   

2.Per visite dei Vigili del fuoco, che possono essere sia ante che post evento infortunistico. Nel controllo del territorio, può accadere che i pompieri chiedano evidenza dell’avvenuta formazione di chi gestisce le emergenze.  

 

Emergenze nelle piccole e grandi imprese

 

Gestione delle emergenze nelle piccole imprese

Le piccole imprese, con 3-5 lavoratori, sono spesso a conduzione familiare e la gestione delle emergenze è attribuita allo stesso datore di lavoro. In questi casi i corsi di formazione sono organizzati nell’azienda stessa e si propongono soluzioni “comode”, i cui gli importi sono commisurati alla giornata formativa e non al numero di dipendenti.  

Si tratta di una buona soluzione, soprattutto per quelle società che operano nella manutenzione e nell’impiantistica, che sono dunque organizzate per muoversi su un determinato territorio in squadre. Questo vuol dire che - nonostante la dimensione piccola dell’azienda - in realtà bisogna formare tutti o quasi, perché ogni squadra deve essere in grado di gestire sia l’intervento di primo soccorso che quello antincendio.  

L’adempimento risponde molto alla sensibilità del datore di lavoro, rispetto alla grande azienda. In quest’ultima l’imprenditore può anche non essere molto “sensibile”, ma ci sono altri reparti come le Risorse umane e l’Ufficio Qualità - che premono per l’adempimento. Nella piccola azienda questi uffici non esistono e quindi tutto è rimesso all’imprenditore. 

 

Gestione delle emergenze in azienda di grandi dimensioni 

Nella grande impresa le dinamiche sono un po’ diverse. Certo, la grande azienda è attenta a non finire sotto i riflettori, ma la questione spesso attiene a - e coincide con - il settore produttivo. Le realtà più strutturate spesso operano in settori nei quali il sistema di certificazione è stringente. Ad esempio, per commercializzare un determinato prodotto è possibile che debba prima ottenere una certificazione specifica. Ebbene, quella certificazione la si ottiene soltanto se, tra i diversi requisiti, posso dimostrare la formazione delle figure di emergenza.  

 

Gli errori più comuni nella gestione delle emergenze in azienda 

Di gestione delle emergenze e degli errori più comuni, ha parlato il nostro ingegnere Carlo Dallemulle, R&S Manager di Polistudio, in un’intervista ad "Igiene & Prevenzione", magazine tecnico-scientifico che diffonde la cultura della prevenzione e della salute in ambito aziendale e approfondisce le esigenze specifiche delle aziende in materia di salute, sicurezza e ambiente nei luoghi di lavoro. 

 

 

Nella gestione delle emergenze in azienda, anche il lavoratore “comune” può trovarsi a dover fronteggiare situazioni improvvise. 

 

Quali sono le azioni più errate che un lavoratore può compiere in caso di incendio in azienda?

 

1 - Gestione emergenza incendio

Quello più frequente, forse, deriva proprio dalla mancata distinzione tra incendio allo “stato iniziale” e “diffuso”. In quest’ultimo caso, l’errore sta proprio nel tentativo di spegnere un incendio che un lavoratore, con i mezzi a disposizione e le conoscenze che ha, non può spegnere.

Ciò vuol dire mettere a rischio sé e non concentrare l’attenzione su ciò che vale la pena fare: mettersi in salvo e chiamare i soccorsi, ad esempio. Ecco, la telefonata tardiva ai Vigili del fuoco è certamente uno sbaglio che accade spesso e che è davvero rilevante, poiché ogni secondo perso è fuoco che avanza.  

Nel caso di incendio allo stato iniziale, un errore frequente è non tenere presente qual è il numero di colleghi nello stabile e, anche una volta in salvo, non “fare l’appello” per capire chi possa esservi ancora all’interno.  

 

E gli errori “prima” dell’incendio quali sono?  

Come si è sviluppato l’incendio dà un’idea drammaticamente chiara di quali sono stati gli errori commessi nel periodo precedente, da un punto di vista impiantistico, manutentivo e di formazione del personale. Classico esempio, purtroppo, riguarda gli idranti: nel momento più concitato dell’emergenza, il lavoratore impugna la lancia, spara e… l’idrante è “vuoto”. Ciò può accadere perché il dispositivo non è stato sottoposto a manutenzione, perché la valvola di adduzione è chiusa o per altri motivi che potevano essere certamente evitati.  

Ad ogni modo, le leggerezze che possono essere compiute prima dell’evento sono innumerevoli. Il triangolo del fuoco - innesco, comburente e combustibile - fa sì che gli elementi in gioco siano davvero tanti.   

 

Invece, gli errori che riguardano il primo soccorso?   

Il soccorso di una persona attiene alla pratica medica, che è altamente specialistica e, soprattutto, impatta immediatamente sulla salute dell’altro. Il normatore ne è consapevole e, per questo motivo, lascia al personale medico l’esecuzione di determinate pratiche. Del resto, è reale la possibilità che un soggetto non formato possa, non solo non riuscire ad arrestare i sintomi di un malessere, ma addirittura amplificarli.   

La prima parte della formazione di un lavoratore addetto al primo soccorso è dunque teorica e fissa, tra le altre, la consapevolezza che determinate tecniche possono essere di sua competenza; altre no. L’errore principale, dunque, può essere non avere questa nozione e lanciarsi in operazione “spericolate”. Tra le quali, tra l’altro, può rientrare anche lo spostamento apparentemente banale del corpo dell’infortunato.   

Nei nostri corsi segue la parte pratica, durante la quale il lavoratore - assistito da medico e docente e con l’ausilio di manichino e lettino - esercita alcune tecniche “salvavita”, quali possono essere la Manovra di Heimlich per la disostruzione delle vie aeree, o il massaggio cardiaco per la riattivazione della circolazione sanguigna e dell’ossigenazione degli organi.   

Il tutto, sempre nell’attesa del soccorso medico. Come detto, bisogna limitarsi a ciò che si può fare: le conseguenze di una “leggerezza”, infatti, possono rivelarsi davvero “pesanti”. 

 

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